PERTURBAZIONI ATLANTICHE IN SUCCESSIONE NELLA PRIMAVERA 2024

Continua la primavera disturbata in questo 2024, cancellando così la crisi precipitativa degli ultimi due anni e mezzo e proiettandoci direttamente all’estremo dell’umidità. L’indice SPI (standard precipitation index) è passato da una crisi precipitativa conclamata ad un’umidità estrema, ritornando così ai nostri soliti problemi, di cui siamo abituati a trattare soprattutto a livello agricolo. A livello meteorologico non c’è molto da dire, se non il continuo apporto idrico che sta anche impensierendo valli e pedemontana. Il comparto dolomitico è stato sempre lisciato, ovvero le perturbazioni si sono concentrate sulla zona prealpina, dove ci sono stati i più grandi problemi a livello idrogeologico. Le frane non si contano più, e la Protezione Civile ha fatto un super lavoro per stare dietro a queste quattro perturbazioni nel giro di due settimane. Come detto a livello dolomitico non c’è molto da dire. Negli ultimi 15 giorni sono caduti circa 50 cm oltre i quota 3100 m. Addirittura lunedì ha piovuto sino a quota 3000 m con almeno 6 ore di pioggia al Sass Pordoi 2950, nel momento esatto in cui a Livigno, dove partiva la tappa del giro, addirittura nevicava. E’ stata una perturbazione atipica, con l’aria fresca e secca che è entrata solo dopo 36 ore e dalla porta da SW e non da NW, segno proprio di una corrente portante davvero atipica ed anche bassa, che regala millimetri dove ce n’è più bisogno. Le falde freatiche in tutte le zone del Nord Italia si stanno riempiendo, visto che erano davvero baasse, ma a livello dolomitico, seriamente, negli ultimi 3 anni non si è sofferto così tanto, se non per i livelli dei laghi più bassi del solito, ma criticità, se non locali, quasi croniche, non ci sono davvero state. Le Dolomiti viaggiano in un’altra dimensione, più simile alle alpi austriache. In ogni caso la temperatura sta progressivamente salendo, la quota delle nevi è attestata sui 2300-2400 m e la pioggia e la nebbia degli ultimi giorni non ha aiutato nemmeno la neve più in alto. La fusione è in aumento e la settimana prossima potrebbe arrivare una primavera più mite, alzando anche lo zero termico in modalità tipica di giugno sui 3000 m. Un momento di stasi è atteso, anche se le proiezioni non danno stabilità perdurante, quindi la possibilità di accumulare ancora neve sopra i 3000 m c’è.

A livello tecnico, grazie all’aiuto di Capanna Fassa al Piz Boè, siamo riusciti a ristabilire i dati meteo dai 3152 m, ma è evidente che il continuo apporto nevoso, ci sta impedendo di caricare i pannelli fotovoltaici, che ovviamente avranno bisogno di una revisione in estate. Punta Penia dopo 43 giorni è ritornata offline per lo stesso motivo, anche se permane l’impossibilità di salire con qualunque mezzo, sia per via della nebbia, sia per via della neve. Confidiamo che nel giro di una decina giorni tutti ritorni a regime, visto l’imminente aumento dello zero termico, sperando anche di darvi nuove importanti notizie sotto il profilo del monitoraggio.

A margine di questo bollettino, archiviamo l’apertura del Sass Pordoi in questa settimana con questa immagine iconica dalla nostra webcam. Archiviamo anche il passaggio del Giro d’Italia, 22 maggio, sul Passo Sella e Passo Rolle, dove monitoriamo il meteo da 5 anni. Un piacere vedere di sfuggita le nostre stazioni meteo inquadrate dalle telecamere internazionali, un piccolo grande orgoglio che ogni anno ci dà onore.

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